Come un gelato all’equatore.
8 dicembre, 2009
Come un gelato all’equatore (cit. da un album di Pino Daniele) deve sentirsi il povero portatore di handicap quando ha a che fare con la vita di tutti i giorni, con barriere insuperabili per lui messe lì dall’uomo e che impediscono a un altro uomo di entrare in un palazzo, in un ascensore, sul marciapiede o semplicemente in casa propria.
Come un gelato all’equatore, sciolto, spalmato e intrappolato. E perché succede questo? Per un motivo semplicissimo, non si è pensato al prossimo, se una cosa va bene per te, per me, non è assolutamente detto che vada bene per chiunque perché noi non siamo chiunque, ognuno è diverso dall’altro e per colpa di una barriera (architettonica, in questo caso) non possiamo unirci, vederci e interagire. Per colpa di una barriera non cresceremo e non completeremo il nostro cammino: lontani dalla perfezione, lontani dalla gioia e dal cuore…
C’è tanto da fare per non sentirsi o far sentire gli altri come un gelato all’equatore, ma prima di tutto si deve cominciare a pensare…
Scritto da Unsassolino
Tags: Come un gelato all'equatore, pensieri
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