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Impressionando una pellicola.

22 febbraio, 2010

Comincio questa settimana con qualcosa di personale, qualcosa che ho ritrovato tra le varie cartacce che popolano la mia stanza e la rendono unica, viva, proprio come piace a me.
Tempo fa cominciai un racconto, mai finito, che ho riletto con piacere…un buono spunto per ricordare. E’ sempre bello farlo.

Impressionando una pellicola.

Una stanza disordinata, cianfrusaglie in ogni dove, ricordi che affiorano nei minimi particolari guardando gli oggetti che popolano gli angoli, nascosti nelle ombre o illuminati da un fievole sole che fa capolino. Finestre con vetri sporchi e pieni di impronte appartenenti a chi, da quella finestra, osserva l’esterno in modo distaccato, come se non gli appartenesse quel mondo. Sempre più distante.
Era un pomeriggio di sole. La maggior parte della gente esce, passeggia, non rimane al chiuso col bel tempo.
E’ in un ambiente così che la storia ha inizio.

Il protagonista, un amico sempre disponibile, in quel pomeriggio decise di rimettere in ordine i suoi ricordi, catalogarli per non dimenticare.
E partì da una stanza, doveva essere una soffitta, dove c’erano abatjour senza lampadine, ragnatele decennali – lavori di alta fattura eseguiti da animaletti operosi – quadri adagiati a vecchi bauli appoggiati a loro volta sul pavimento, incuranti dei graffi fatti al parquet, e libri, tanti tantissimi libri di ogni epoca che raccontavano storie di uomini trapassati, mai vissuti, inventati…

Il protagonista cominciò a sollevar polvere e agitare tutto quello che gli capitava a tiro. Era un uragano. Trascorse parecchie ore prima di fermarsi e lo fece solo perché aveva trovato un oggetto che lo incuriosì: un rollino fotografico ancora integro e non sviluppato. Decise di scoprirlo.

Lasciò tutto e si trasferì nel suo studio, nell’ultima stanza della sua casa. Attraversò il corridoio. Le sue mani stringevano l’oggetto misterioso e allo stesso tempo tremavano.
Si preparò, spese la luce bianca e l’atmosfera si tinse di rosso; trascorse un paio di minuti immobile, smarrito, in attesa che i suoi occhi stanchi si adattassero e ritornassero a vedere.

Cinque minuti durò questo smarrimento, dopo cominciò a sviluppare…

Scritto da Unsassolino

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