Il rumore della pioggia a Roma di John Cheever.
20 maggio, 2010
Approfitto del giorno piovoso per rispolverare un incipit di un racconto che mi piace particolarmente scritto dal grande John Cheever.
In poche parole riesce sempre a descrivere, a far sentire gli odori dell’ambiente che ha intorno. E’ questa una delle sua particolarità.
Anche se non siamo in inverno, come nel racconto, oggi sembra una tipica giornata invernale…è un Maggio davvero strano!
Ecco qui l’inizio de Il rumore della pioggia a Roma di John Chever.
Roma. Piove mentre scrivo. Abitiamo in un palazzo con il soffitto d’oro, il glicine è in fiore. Il rumore della pioggia a Roma impercettibile. Quando ero piccolo trascorrevamo l’estate a Nantucket e l’inverno a Roma; a Nantucket la pioggia la senti e come, e io di notte amo restarmene a letto ad ascoltarla mentre rapida come il fuoco si propaga sull’erba. E’ questo il momento in cui si può ammirare con quello che chiamiamo l’occhio della mente tutte le specie che crescevano nei pascoli costieri: l’edera, il trifoglio, la felce. Scendevamo a New York in autunno e ci imbarcavamo a ottobre; i miei ricordi migliori legati a quei viaggi sono le foto che ci scattava il fotografo di bordo e che attaccava alla bacheca dopo la baldoria: immagini che immortalavamo uomini con in testa cappelli da signora e vecchi impegnati nel gioco delle sedie, e luci di flash a illuminare come fanno i lampi nella foresta durante un temporale…
Da “Il rumore della pioggia a Roma – Boy in Rome” di John Cheever – pubblicato da Fandango – pagina 55
A differenza degli altri messaggi, anche questa volta non mi firmo, mi appartengono queste parole perché entrate nel cuore ma non le ho scritte io…avrei voluto tanto farlo però! :)
Tags: bel libro, comunicazioni, incipit, John Cheever, personal-mente
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